venerdì 28 dicembre 2007

Se ci sei ancora batti...una storia

Ok! E' vero, avete ragione. La gestione del sondaggio lascia un pò a desiderare, infatti è un pò sospetto che ci siano tre elementi da voi scelti oltre il 50% ognuno!! Refusi tecnologici.
Oggi vorrei proporvi un gioco di scrittura creativa (leggasi "puro cazzeggio").
Funziona più o meno così: io scelgo per voi 10 parole 10, tratte con un rigidissimo metodo scientifico (ad muzzum) dai primi libri che mi capitano sotto mano. A partire da queste parole, chi di voi vuole partecipare, dovrà costruire un breve racconto dove vengono citate tutt'è dieci la parole. Le parole dovranno essere inserite, dentro il racconto, così per come sono, potrete solo scegliere di posizionarle prima o dopo, ma no potrete cambiarne la coniugazione o deformarle. Per il resto date sfogo alla vostra creatività e fantasia.
Thriller, comico, drammatico, poetico tutto è consentito. Vi chiedo solo di sottolineare le parole chiave ed di dare un titolo al vostro...emm...capolavoro, così che poi possiamo premiare (tramite nuovo ed infallibile sondaggio) il più interessante.
E allora si parte; eccovi le 10 parole/stimolo:
Mutazione
Contemporanei
Vendetta
Onirica
Emozioni
Assurda
Socchiudendo
Urgenza
Poltrona
Possiamo

30 commenti:

jovì ha detto...

bene bene...cominciamo veramente bene!ci sto già pensando...questa è una di quelle cose che farò per la prima volta!

il caffè sotto il mare ha detto...

Comincio io. Mi sono accorto però che nei commenti non è possibile sottolineare le parole per cui fidatevi o...andatele a cercare. Buona lettura
Leonardo


Un incontro inaspettato

Tutto cominciò quel noiosissimo pomeriggio in un qualunque lunedì della sua vita. Era appena uscito dall'ufficio, dopo l'ennesima giornata di merda, con la spiacevole sensazione che il mondo fosse solo una grande ed assurda giostra per imbecilli "venghino signori venghino, altro giro, altra corsa!". D'altra parte non bastavano tutti i propositi di architettare una crudele ed anonima vendetta contro quello stronzo del capo a rendergli la vita più sopportabile.

La serata poi, non prometteva niente di buono: niente partite alla tv, la gazzetta dello sport l'aveva già letta la mattina in ufficio rubandola proprio dalla scrivania del boss, il nuovo Quattroruote usciva solo tra due giorni e tanto per complicare le cose, l'happy hour dove prendeva il "solito" aperitivo nella speranza di una "insolita" compagnia, era chiuso per riposo settimanale.

- "Proprio difficile da superare questo lunedì del ca..." pensò Marco un'attimo prima di avere la folgorazione che gli avrebbe salvato il pomeriggio, ma, ahi lui, gli avrebbe cambiato la vita.

Le compere! Farò delle compere!

Spendere, acquistare, scegliere, confrontare, comprare qualcosa di cui non hai assolutamente bisogno. Uno di quei metodi moderni e progressisti di soddisfare tutti quei bisogni che i suoi trisnonni, forse, non avevano: i bisogni contemporanei!

Già bella idea, ma come fare visto che era già da ben 10 giorni in piena crisi economica da "quarta settimana"? Doveva rassegnarsi, non gli rimaneva che il piano "B". Certo, non era esaltante, ma doveva ammettere che se voleva acquistare qualcosa di un certo calibro non aveva altra chance che ripiegare miseramente sul mercatino dell'usato. E poi li si sa, fanno credito.

"Ma si, ma si...un acquisto è pur sempre un acquisto, ed anche se qualcuno l'ha già usato, per me sarà sempre una cosa nuova...e poi, a tutti gli altri, posso sempre dire che sono il primo, l'unico vero "defloratore" di...di...non importa di cosa, ne troverò una o uno e sarà mio!" e così entrò dentro il nuovo mercatino dell'usato. Ce n'era uno che aveva aperto da poco proprio vicino casa sua. Entrò nel silenzio, tra i grammofoni stonati, vecchi registratori di cassa che avevano ormai dimenticato la matematica ed eroiche macchine da scrivere che dall'alto dei loro 70'anni sfidavano imperterriti i computer. C'era l'angolo delle pellicce talmente lise e spelacchiate che sembravano esser state fabbricate con pelli di animali con calvizie.

E poi ancora radioregistratori funzionanti a scelta o con cavo elettrico riavvolgibile a mano nell'apposito scomparto o con 16 enormi batterie per ben 7 minuti di autonomia, televisori Telefunken di pollici 28 per Kg 236 da utilizzare anche come roulot alla bisogna, ma nulla che lo potesse interessare veramente o che non avesse già. Stava quasi per gettare le spugna quando si accorse che dietro l'ennesima credenza Luigi XIV c'era una porta semiaperta dalla quale usciva una luce fioca. Chiese permesso e senza attendere la risposta entrò lentamente socchiudendo la porta alle sue spalle e tutto quello che vide fu Lei.

Bella, bellissima, mora, slanciata ma al tempo stesso con le curve morbide ed abbondanti nei punti giusti, avresti giurato che se solo avessi potuto sfiorarla, avresti sentito sotto le dita la sua pelle morbida e vellutata. Così a colpo d'occhio sembrava non avere più di trent'anni, ma qualche piccola ruga tradiva qualche anno in più e al tempo stesso le conferiva quell'alone di maturità ed esperienza che la rendeva ancora più affascinante. Marco sentì una irrefrenabile urgenza e si lanciò su di lei. Aveva deciso, quella poltrona doveva essere sua!

Non era mai stato più comodo, sentiva i suoi pantaloni di velluto scivolare sulla pelle del sedile con un fruscio che sembrava una voce sussurrata lentamente "....sssccc...ssccc....sccc... Ciao Marco!"

Marco si irrigidì di colpo. Quella sensazione incantevole ebbe una mutazione improvvisa lasciando uno spazio e un silenzio in cui rimbombava ancora l'eco di quelle parole nella stanza. Si guardò intorno, ma non c'era nessuno. Eppure qualcuno aveva parlato.

Rimanendo seduto si sporse oltre i braccioli per controllare dietro la poltrona. Niente. "...ssssc...sssc...sono io, sono la poltrona, possiamo parlare un pò?!".

Questa volta Marco aveva sentito chiaramente e fu assalito da un turbinio di emozioni che partivano in qualche angolo recondito del suo cervello rettiliano con un'antica sensazione di terrore ed approdavano ad una reale inibizione di qualunque movimento. Si sentiva bloccato non poteva fuggire e al tempo stesso una parte di sè non voleva fuggire. Aspettò qualche secondo in silenzio e poi decise di lasciarsi trasportare da questa dimensione assurda e onirica. "Cosa posso fare per te?!!"

El Rojo ha detto...

Socchiudendo gli occhi
Dalle fessure
Vedo tasselli di spazio
Contemporanei luoghi e cose,
Sussulti di emozioni
Nel girovagare incontrollato
Nell’assurda monotonia del tempo.
Non avverto l’urgenza di auguri,
Ipocriti rituali di stagione,
Mentre disfatto sulla poltrona
Mi abbandono alla mutazione onirica
Del nuovo riciclato che avanza.
Il rincorrersi dei pensieri si fa beffa di me,
È la vendetta incruenta del ricordo,
Quando quello che abbiamo,
Il possesso e lo status,
Non sarà mai quel che,
Come uomini e donne,
Realmente possiamo!

jovì ha detto...

MUTAZIONE

Non so cosa mi prenda a volte,
capita che senta l’assurda urgenza di una vendetta
quando sto lì, su quella vecchia calda poltrona,
sulla quale mi raggomitolo per cercare pace e
per sfuggire a pesanti emozioni.
Socchiudendo gli occhi mi abbandono
ad una già nota immagine onirica solo mia.
Cosa mi serve? Cosa ci serve?
Enigmi contemporanei.
Mutazione, trasformazione, metamorfosi…
È di questo che abbiamo bisogno…
e possiamo averla

mariposa ha detto...

Possiamo abbandonarci completamente se ci troviamo a sprofondare su una poltrona, non avendo l'urgenza di dire o fare qualcosa assolutamente.
Socchiudendo gli occhi, ci perdiamo dentro un'immagine onirica ora strappata all'oblio; fantastichiamo un'assurda storia carica di emozioni e sentimenti che al risveglio non riconosciamo più.
Forse solo adesso ci accorgiamo di essere prede di un'assurda vendetta per colpa di una tremenda mutazione che ci attraversa.

ikonovel ha detto...

fantastica idea, solletico onirico alla creatività inondante!

ikonovel ha detto...

Eccovi la mia.

Future

Premette il tasto “enter” del suo MorePhone e il contratto future di un milione di barili di greggio brown sugar da consegnarsi l’11 settembre nel Golfo del Messico fu confermato, chiuso, registrato. Si rilassò sulla poltrona in fondo al suo executive, poi chiamò il suo agente per la conferma del trasferimento di 250 milioni di euro sul conto private della Barclays Bank, Central London. Duecentocinquanta euro a barile. Era ancora un prezzo troppo basso per la sua vendetta, provocava ancora ben poche emozioni sapere che in quel medesimo istante, nella sala del NYSE, l’assurda urgenza stava esplodendo in un’ennesima onirica follia, che i programmi automatici di gestione dei portafogli stavano scatenando un putiferio di transazioni automatiche di copertura. Vendere, vendere, vendere.
Si mise a ridere. Quanta vecchia gente avrebbe spento i riscaldamenti o preso la bicicletta, quel giorno, sol perchè lui aveva premuto quel tasto? E quanti avrebbero pedalato per chilometri per andare al lavoro?
La vecchia america e la vecchia europa!
A furia di pedalare a quanti di quei vecchietti sarebbe saltato il cuore? E quanti miliardi di euro avrebbero cambiato proprietario, svelando il baratro del fallimento a molti, socchiudendo le speranze di tutti?
Nessuno dei suoi contemporanei poteva minimamente immaginare la profondità della mutazione cercata e compiuta nella sua vita, tanto profonda da poterla credere, di diritto, come la rappresentazione della Via predisposta dal Profeta, come la costituzione dello strumento del grande riequilibrio.
Strinse gli occhi, chiedendosi se 300 o 400 euro fosse il prezzo sufficiente della vendetta.
La vendetta su un giorno qualunque dei tantissimi dei suoi quattro e poi cinque, e poi sei e sette anni, in cui teneva la manina dentro quella del padre, grande come un badile, fuori dai supermercati di mezzo mondo occidentale, a chiedere qualcosa a chi usciva ancora col portamonete in mano. E per quella parola, ripetuta ad ogni sua domanda sulla fame, sul freddo, sulla fine della speranza, sulla sopportabilità di una vita di inutili sacrifici in mezzo alla più sfacciata, irraggiungibile abbondanza:
“si Omar, noi POSSIAMO!”.

Sattva ha detto...

Un’assurda vendetta onirica

Nell'addormentarmi...come spesso mi accade, seduto sulla mia poltrona davanti al caminetto nelle gelide notti d'inverno, vado assaggiando anche i sapori che nell'aria il fuoco sa liberare.
Come spesso mi accade, chiudo gli occhi che neanche me ne accorgo, lottando, tra il sonno che vuole sempre dormire e il mio bicchiere di sirah che non mi vuol lasciare... un misto di emozioni che mi fanno l'invito ad un'altra notte nei miei sogni.
La vivo ogni sera questa avventura quando non so cosa mi aspetta, varcando il buio dei miei occhi, socchiudendo la realtà per l'ignoto..e dall'ignoto non sai mai cosa puoi aspettarti.Una di queste notti mi svegliai di soprassalto, con un'urgenza che mai come prima avevo sentito e mi accorsi che il fuoco era diverso,come se fosse avvenuta una mutazione nelle calde carezze colorate di giallo e rosso.. quel fuoco, che tanto avevo voluto bene e che mi faceva compagnia, iniziò ad avvicinarsi con un'aria tracotante, come in una danza prima della battaglia ed io rimasi inerme davanti a questo spettacolo terrificante. Mi bruciava, si ..come se si volesse vendicare... e questo fuoco dava fuoco a tutto. Come possiamo pensare che ciò che dà riparo e accoglienza si possa rivoltar contro?
Anche ciò che ci sembra scontato non lo è, e penso che il fuoco, come tutto quello che è vivo, abbia bisogno del nostro calore, anche se a noi non sembra perché diamo per scontate le certezze finendo nell'indifferenza.

Un'assurda vendetta onirica? o forse ciò che non può essere reale lo diventa in contemporanei mo-menti di verità…
paolo

Sattva ha detto...

ma non dovremmo darci una scadenza?

Gaius,gea ha detto...

Un’assurda urgenza
Di una visione onirica
In cui possiamo
Vivere
Una continua mutazione di emozioni
Staccando il corpo stanco dalla poltrona
Socchiudendo le palpebre
E svuotando il nostro istinto di uomini contemporanei
Del nostro radicato desiderio di vendetta

Sattva ha detto...

fratelli e sorelle..siete tutti bravissimi..continuate così.

Ciravolo ha detto...

Esperienza ONIRICA

A causa di una MUTAZIONE sostanziale della sua ormai viscida e unta pelle, si ritrovò assetata di VENDETTA alle porte di una città sconosciuta.
Non riusciva a credere che di quetsa ASSURDA vicenda fosse proprio lei la protagonista.
SOCCHIUDENDO a tratti i suoi occhi iniettati di sangue, guardava il suo corpo disfarsi lentamente e sentiva salire dentro di sé l'immensa URGENZA di castigo.
Contro chi o cosa doveva ribellarsi?

POSSIAMO quasi immaginarla mentre corre e ansima distruggendo tutto ciò che si trova dinnanzi: non prova EMOZIONI, nulla la tange.
C'è in lei l'insostenibile desiderio di annientare tutti glialtri suoi CONTEMPORANEI.
Perchè lei?Perchè adesso?





...e mi svegliai cadendo giù dalla POLTRONA...

Nico ha detto...

IL VIRUS

Gli spararono alle spalle mentre puliva il cesso con lo scopino e cadendo spruzzò di acqua e merda tutte le pareti. Aveva ancora i pantaloni alle caviglie e non seppe mai che a sparargli era stato un alieno, un organismo monocellulare che in seguito ad una mutazione aveva sviluppato pseudopodi ed era capace di rincoglionire le persone parlando per ore ed ore di Patty Smith e Brian Adams, né che era un virus scaricato da internet da un ignaro cinquantenne di Nairobi in cerca di materiale porno per le sue seghe serali.
La sua uccisione non cambiò nulla del successivo sviluppo della vicenda, ma gli storici sono d'accordo che quello spruzzo semicircolare segnò l'inizio di fatti che i nostri contemporanei faticarono inizialmente a comprendere. La prima reazione fu una vendetta onirica, piena di emozioni e talmente assurda che ancora adesso fatico a comprenderla, anche se socchiudendo gli occhi e concentrandomi molto, ma veramente molto, riesco a provare empatia per l'urgenza con cui le operazioni furono condotte dalla comoda poltrona su cui era sprofondato Asterix, l'hacker che coordinò tutti gli sforzi. (E con questo periodo ho fatto fuori il 70% del compito).
Possiamo oggi capire quel che veramente successe? (ho finito)
Uscendo dal cesso il virus cambiò forma e cominciò una mitosi velocissima, ma arrivato alla metafase ebbe un pensiero, un unico, irripetibile pensiero, atomizzazione della paranoia saturnina; sopraffatto da se stesso, immaginò se stesso pensante e gli esplose una rabbia uterina, tautologica e divoratrice di essenzialità androgine. Non riuscì a contenere le risata che gli esplose dai mitocondri. Voi non avete mai sentito la risata mitocondriale di un virus assassino. Posso solo dirvi che ero là, davanti quel cesso, era il mio turno per entrare, e quella risata mi entrò nell'anima, fece un paio di brainstroming con un mio neurone e divorò la mia enfasi. Fu solo dopo che il virus si duplicò che capii quello che stava succedendo. Me la stavo facendo sotto dalla paura. Avevo capito che quel virus era il Papa.
Mentre il suo DNA si duplicava, infatti, si sentiva un canto gregoriano in sottofondo, e anche un chierichetto uscì dalla cellula, andandosene a zonzo offrendo acqua e vino per la strada. Entrai in bagno e cercai di soccorrere la vittima, che si dimenava fra tutta quella lordura mista a sangue che era sparsa sul pavimento. Ma era ormai tardi, rantolò un po', mi sembrò di udire una bestemmia, e lo vidi irrigidirsi, prima di allentare definitivamente tutta la tensione accumulata in vari anni di convivenza con una donna impossibile.
Le due cellule virali, intanto, erano in strada che cantavano “Ci uniamo a te, mio Signore”, uccidendo anche tre o quattro persone per ogni strofa, divorate dall'interno, svuotate, risucchiate in se stesse dall'apatia che instillava loro quella melodia incresciosa e definitiva.
Che rischio avevo corso. Ero stato soltanto fortunato. Un culo bestiale. Manco Rosa Fumetto. Se la cellula si fosse duplicata soltanto pochi secondi dopo, il Papa mi avrebbe visto e adesso non sarei qua a raccontarvi tutto. Credete che sia stato facile accettare tutto questo e riuscire, nonostante tutto, a non volgere le spalle al morto e nascondermi nel primo buco che trovavo? Ritenete facile, dopo tutto quello che avevo visto, riflettere, mettere a posto una testa dirimpettaia e cambronniana, cercare di immaginare qualcosa che avrebbe potuto aiutare l'umanità, in un frangente come quello? Non fatemi ridere. Adesso, adesso.... Adesso è facile, ma mentre le persone cadevano per strada fulminate da canzoni oscene, davanti al cadavere di un poveraccio sparato da un virus, che cosa credete che pensi un povero ispettore delle imposte? A qualche aliquota? Alla Battaglia di Lepanto? Decisi di addormentarmi, sarebbe stata la cosa più logica da farsi, così pensai, e forse al risveglio mi sarei accorto che era tutto un sogno. Se avessi saputo che stavo per imbroccare il sentiero onirico che mi avrebbe portato a conoscere Asterix, sarei stato molto ma veramente molto più nervoso, apprensivo, gerontofilo e dispuziante, e probabilmente non sarei riuscito ad addormentarmi. Ma ero in pieno periodo animista, forse anche un po' afranico, e fu proprio la mia afranìa a lasciarmi addormentare.
Il sentiero onirico ! Asterix mi apettava alla fine del repertorio cambogiano, proprio sotto la statua di Aphorrais, il ginecologo pazzo. Sapeva già tutto, era stato avvisato dalla bestemmia del morto.
“Presto, presto” mi disse, “dobbiamo sbobinare il percorso inverso della registrazione casuale del tuo terzo neurone intercostale.”
“E che cazzo c'entra? “ gli risposi.
“Ma non rompere i coglioni, siamo in un sogno e che cazzo vuoi che c'entri, si fa così e basta”.
Si accese una sigaretta, ma vidi che non era proprio una sigaretta, insomma, voi lo sapete, le sigarette non sono fatte così, aveva qualcosa che non andava, ebbi il presentimento che stava per arrivare la polizia e che quella era una canna. Lo presi di peso. La sirena si avvicinava.
“Togliamoci da qui”
“Ma lasciami andare, sto bene qua,, mi sto rilassando”
“E tu dovresti essere il capo della resistenza contro i virus papalini? E il tracciato del mio neurone? O quello che cacchio era?”
“Hai ragione, andiamo, se non è mucca è can bagnato”. Fu così che cominciò il periodo del grande Rigurgito.

Sono un reduce. Certe volte sono colto da un impulso di equisetare, mi ritrovo seduto sul letto in piena notte, il letto bagnato di sudore e paillettes che non so da dove arrivino. Ogni tanto trovo ancora pezzi di RNA messaggero nei miei cassetti, ma non ho più la rabbia e l'impulso che mi intercettava ogni qualvolta me ne trovavo uno fra i piedi, fino a pochi anni fa; lo prendo con le pinzette, apro la finestra e lo lascio volare nell'aria fronchia della sera.
Asterix è sempre seduto su quella poltrona, immaginifico, petulante e tronfio della sua goniomachia, il sebo gli esce dalle orecchie e la forma del seno della Vergine delle Rocce è cambiata. Molto, ma veramente molto.

N.

Anonimo ha detto...

NIko...assolutamente un genio!

Dirk ha detto...

Guardare le foto mi riavvicina alla mia terra, sigh sigh.

christat ha detto...

La mia vendetta sarà in forma onirica, e consisterà in una mutazione perfetta dell’ordine esistente.
Mi siederò sulla mia vecchia poltrona di bambù e, socchiudendo gli occhi, darò il via all’eliminazione di quelle emozioni che inducono i contemporanei all’urgenza di una assurda vendetta.
Se sogniamo tutti insieme, noi possiamo farcela. Bel discorso, vero?

christat ha detto...

Socchiudendo la tenda del sipario, sbirciai la platea.
Con orrore vidi la mia vecchia professoressa di danza, seduta in una poltrona della prima fila.
Emozioni improvvise mi presero alla gola. E per fortuna che non dovevo cantare, ma solo danzare.
Anche se, quella danza, solo i contemporanei potevano capirla, non certamente una come lei ferma a canoni dell’ottocento.
-Possiamo fare una mutazione di programma?- chiesi al direttore artistico - chessò qualcosa del genere… La bella addormentata-
- E’ una richiesta assurda, la tua- mi rispose truce – quasi onirica e, non farmi brutti scherzi sul palco chè la mia vendetta ti porterebbe a cercarti con urgenza un altro lavoro.
Con un certo sconforto mi apprestai a entrare in scena, chiedendomi cosa significasse “ richiesta onirica”.
Naturalmente non osai chiederlo.
Osai invece danzare.

wendy ha detto...

prova

Snali ha detto...

Racconterò una storia…sicuramente non degna degli scrittori contemporanei…ma sarà mia! Ricca di emozioni…la mia esperienza assurda trascritta in qualche riga.
…ho un carillon tra le mani…ne ascolto la musica, ne sono stregata…riesce ad attimi a non farmi pensare! Ma il desiderio di vederlo, ancora lì, seduto sulla sua poltrona preferita, è troppo vivo in me…mi manca! Che senso ha la vita…chiedo e grido vendetta…lei da e toglie! Sembrava forte…invincibile…era il mio gigante buono…
Ho venti anni, quando ero bimba ho vissuto in una “casa per bambini abbandonati” …orfanotrofio…odio questa parola…a cinque anni, avevo il fidanzatino, ricordo quando lo salutai entusiasta dall’auto che mi allontanava da lui…adesso avevo una famiglia…mi avrebbero amato e protetto dall’insidie del mondo…non ebbi mai il piacere di gustarlo fino in fondo…
Ricordo…il mio decimo compleanno…ero sola con il nonno…era già un anno che si occupava di me…mi sentivo un po’ Heidi…ma il mio letto era comodo, abitavo in città ed avevo pallino, il mio gatto per amico e non Peter e fiocco di neve…la vita mi aveva messa di nuovo davanti ad un cambiamento, una nuova mutazione… ma questa volta con grande lucidità mi aveva privato della mia facoltà onirica spegnendo…il mio sorriso!
Ho sofferto molto l’assenza dei miei genitori…erano questo per me! Adesso sono davvero sola…anche il mio nonnino non c’è più…si è addormentato una notte e non si è più risvegliato…Morfeo l’aveva portato via con se…mi piace immaginare che siano lì…a guardare ogni mio passo e a vegliare su di me…i miei tre angioletti!
Certo possiamo affermare che la vita non è mai stata indulgente con me! Socchiudendo gli occhi cade giù una goccia di quel mare in tempesta…che ho dentro…sento l’urgenza di scappare via…gridare…e liberare la mia ira…ma sono attimi…per fortuna!
Oggi lavoro, faccio la segretaria di un dottore, molto noto in città…guadagno bene…e voglio guardare avanti, ho un ragazzo…sogno una famiglia tutta mia…un po’ di serenità…regalare il mio carillon ai nipoti che verranno a cui insegnerò che la vita è un incognita…ma bisogna avere il coraggio d’affrontare ciò che ti offre, opportunità, belle o brutte che siano, combattere per i propri sogni…fare ciò che il cuore dice…

Anonimo ha detto...

Salir del Armadio´

Questa e uma assurda Storia che siccome per me e assulutamente incomprensibile ho bisogno di raccontarla con certa urgenza... e spero di far capire il concetto.

Ce una ragazza che si innamora, ce una ragazzo che la ama, stanno sempre insieme, tutti li adorano.... ma nessuno sa la veritá, nessuno sa quello che lei soffre quando lui se ne va e la lascia sola seduta in quella poltrona dove mille volte hanno fatto l'amore. Un amore che lei incominciaba a notare diverso dalle altre storie avute prima, un amore che incominciaba a non piacerli..... Siccome era innamorata preferiba,socchiudendo gli occhi, far finta di niente, ma tutti sappiamo che alla fine le cose dentro non possono rimanere a lungo e quindi parló con lui ma lui negó tutte le sue teorie e la fice diventare pazza....
La loro storia ando avanti per due anni nei qualli lei soffri varie mutazioni psicologiche e fisiche e cercaba sempre di far finta di niente finche un giorno dopo che era rientrata di un lungo viaggio in una grande citta e aver frequentato i suoi amici artisti e contemporanei con i qualli aveva parlato del "suo" problema, mai dimenticato, tornó nel suo paese e lasció al suo amore. Lo lasció perche non poteva permertersi di essere ancora presa in giro. Si risi conto che il suo amore preferiva i uomini e pur di non farlo nottare alla sua famiglia e alla societá stava con lei ma non la amava come a una donna piace essera amata, la amava come a tutti i uomini con qui era stato o magari ancora peggio......

Lei quella sera, decise di usare la finestra per uscire di casa..........

Anonimo ha detto...

Gaius,gea dimentica la password e dice:

Sempre più spesso vengo presa dall'urgenza di concentrarmi sulle mie emozioni e solo socchiudendo gli occhi, mi rendo conto che noi tutti possiamo vivere un'altra realtà, anche se forse rimarrà solo un'assurda proiezione onirica.
Allora ho bisogno di schiodarmi dalla mia comoda poltrona grigia e di colorare ogni istante di nuove sensazioni per compiere una mutazione generale del sentire di noi uomini contemporanei occidentali che ci aggiriamo come pesci rossi senza meta in una boccia di rancore, rabbia, violenza e vendetta.

jovì ha detto...

Lei ha volontariamente subito una Mutazione, come fosse una Vendetta...ma nei confronti di chi? di chi aveva approfittato di lui, senza neanche rendersi conto delle Emozioni che indelebilmente le sarebbero rimaste marchiate a fuoco nell'anima.
Fu proprio un pomeriggio, sonnecchiando sulla Poltrona di pelle rossa sulla quale aveva intrattenuto numerosi clienti, Socchiudendo gli occhi fingendo piacere, che l'Urgenza di diventare un'altra da Onirica si fece reale.
Subito pensò che fosse un'idea Assurda, ma dopo una prima visita, sentendo il professore dire "Possiamo farlo", pensò che in fondo ne valeva sicuramente la pena.
Adesso ha un lavoro, una casa, un uomo...tutto ciò che serve a soddisfare i bisogni Contemporanei....ora è felice...forse!

Anonimo ha detto...

BISOGNO DI SALE
cinzia scrive...

Contemporanei abbandoni
ricercano l'urgenza di mutazione continua,eterna
ridendo in primavere smarrite
tra finzioni e riluttanze,
passioni e mancanze,
tremori...speranze.
Tetti lontani di viola vestiti
lontani,vicini;
cruenti,sottili
potenti e solerti tra righe silenziose.
Attaccata al reale
da una poltrona segnata da giovane senilità,
rivedo in un socchiudendo d'ali
l'esistenza di una nota che scuote...
Possiamo sognare tra mele e mirtilli un senso ad una voglia che manca?
raggiungendo e bisbigliando,nell'onirica visione
di vendetta svestita,
nudità primordiale,
lampo dell'essere,bisogno di sale
in acqua di fiume che scorre
gravemente soave.

22/02/08

monaco tibetano di pasqua ha detto...
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Anonimo ha detto...

Monaco tibetano, no. Non possiamo.

I lunghi tragitti percorsi insieme sembravano non aver prodotto alcuna mutazione nell’animo di lui, talmente assorto nei suoi ragionamenti da non accorgersi della fanciulla (così cominciò a chiamarla, in seguito) seduta sulla poltrona accanto.
All’opposto, nell’animo di lei si susseguivano le più svariate emozioni e la voglia di conoscere più a fondo quell’uomo si scontrava con la soggezione che lo stesso le incuteva. Contemporanei ed inconciliabili sentimenti, che riusciva a placare soltanto socchiudendo gli occhi e lasciando che la musica di lui la cullasse, trasportandola in una dimensione onirica.
Due fragili esistenze, pressate dall’urgenza di uscire dal tunnel in cui da tempo si erano rifugiate. Il malcelato desiderio di vendetta di lei, nei confronti di chi l’aveva delusa ed infine annoiata. L’assurda ostinazione di lui a procrastinare una decisione troppo a lungo rimandata.
Due estranei che in qualche modo il destino aveva reso complici.

Manhattan

monaco tibetano di pasqua ha detto...
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monaco tibetano ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Anonimo ha detto...

Avevo appena compiuto cinquant’anni, l’età in cui possiamo ancora raccogliere i cocci della nostra vita per tentare di ricomporli in modo diverso, più maturo, consapevole, adulto.
Ero per l’appunto sdraiato sulla mia poltrona, intento in queste riflessioni, quando mi accorsi di essere stato trasportato (inconsapevolmente o, forse, scientemente) all’interno di una dimensione onirica, in cui bastava che mi concentrassi sul mio recente passato, per scoprire con quanta urgenza la mia esistenza era stata costretta ad una mutazione. Fu proprio così che, socchiudendo gli occhi, mi abbandonai alle emozioni, lasciando che il ricordo di lei prendesse il sopravvento.
Mi ero imposto di non cercarla mai più, cancellando dalla memoria tutto quanto di dolce, delicato, amorevole, lei aveva saputo darmi. Dovevo farlo. Lo dovevo a me stesso, ma soprattutto a lei, per non farla soffrire ancora. Troppe volte l’avevo umiliata, consapevole di arrecarle dolore, troppo a lungo trascurato i suoi sentimenti, pur sapendo che mi avrebbe amato lo stesso, abusato della sua fiducia, fidando che me ne avrebbe concessa ancora. Mi aveva amato nonstante tutte le avversità, con l’assurda convinzione che sarei cambiato, un giorno.
Alla fine, la sua ostinazione produsse i suoi frutti, riuscendo davvero a scalfire il mio cuore. Divenni impaziente di ricambiarla, di renderla felice.
Non mi accorsi però che ella, col tempo, era andata costruendo un muro intorno al suo cuore e che entro questo muro aveva racchiuso i ricordi più belli, lasciandomi stavolta al di fuori.
Fu per il troppo dolore o forse per vendetta, che mi chiese, il giorno del mio compleanno, di non cercarla mai più.

Apro gli occhi al presente, per il bisogno di nutrirmi dei miei diletti contemporanei: i miei libri, la mia musica, da sempre compagni della mia esistenza.

Manhattan

PLS ha detto...

Possiamo immaginare?
Non accetto vendetta
Socchiudendo mie labbra
Ti ho visto, tu sai!
Tu rossa scarpetta di seta
Di Paul Valery
Nascosta sotto la poltrona
Tuo ventre in mutazione
Di sogni ingoiati e
Assurda parola smussata
Oh miei contemporanei!
Sbranate mia onirica sorte
D'urgenza io chiudo le porte
Non ora emozioni
Solo canzoni di bava e di suoni

Patrizia

federico ha detto...

gente colta a Trapani, complimenti !!


federico